domenica 31 agosto 2008

Proteste archeologjiche


Ai 14 di Jugn si son cjatâts in place pe prime volte i archeolics par denunciâ lis condizion precariis di lavôr, in particolâr la mancjance di dirits e tutele. Us met in coment la letare di Lidia Vignola dal Diretîf Nazionâl de Associazion Nazionâl Archeolics, par denunciâ cheste condizion vergognose di une categorie di professioniscj che e cîr di tutelâ il nestri patrimoni culturâl tra mil dificoltâts.

1 commento:

ninine ha detto...

Centinaia di archeologi si sono ritrovati a Roma per la manifestazione nazionale promossa dall'Associazione Nazionale Archeologi (ANA). Per la prima volta gli archeologi italiani sono scesi in piazza per denunciare i problemi della gestione del patrimonio, la mancanza di diritti e tutele e la precarietà di chi lavora in archeologia. Lo hanno fatto affollando il piazzale antistante la Colonna Traiana, mostrando striscioni. Gridando "Senza diritti nè riconoscimento, non è lavoro, è sfruttamento". Sin dalla sua fondazione l'ANA insiste proprio su questo punto: il primo passo per affermare diritti e tutele della categoria deve essere il riconoscimento legislativo della figura professionale. Fare l'archeologo ha ben poco di romantico: da 5 a 7 anni di università e specializzazioni e poi, per i fortunati si aprono le porte della cosiddetta archeologia preventiva e di emergenza, ovvero un impegno lavorativo senza crescita professionale nè stabilità. Sveglia all'alba e otto ore in lande desolate, gelide d'inverno e roventi d'estate, per assistenza scientifica alle ruspe che scavano ferrovie, autostrade, elettrodotti, fogne...Un lavoro mal retribuito e niente ferie, maternità, malattia, assicurazione contro gli infortuni... Insieme alle regole gli archeologi chedono di rafforzare le strutture pubbliche di tutela: i funzionari delle soprintendenze non arrivano a 250, età media prossima ai 60: il doppio di quella degli archeologi che collaborano dall'esterno, che non possono certificare la loro esperienza perchè ufficialmente...non esistono. Se le richieste non verranno accolte, gli archeologi sono pronti a proclamare una giornata di astensione dal lavoro, che avrebbe come conseguenza il blocco di centinaia di cantieri. Eppure gli archeologi , polvere in bocca e negli occhi, capelli di stoppa, piedi infuocati nelle scarpe antinfortunistiche, continuano a cercare sotto il sole una traccia nella terra, un frammento, un coccio, un messaggio dal passato, di ricchezza, di guerra, di bellezza, chissà. Si sente sempre dire più spesso che il patrimonio archeologico, prezioso nel futuro della nazione, sarà garantito da una tutela più consapevole: ma il futuro degli archeologi, che di questa tutela sono gli artefici, da chi è garantito?

Lidia Vignola
Direttivo NAzionale ANA